Quante volte ci buttiamo a capofitto nel lavoro, nelle relazioni o nei progetti con tutta la nostra parte
creativa e romantica… per poi ritirarci quando le cose non vanno come ci aspettavamo, chiedendoci:
perché proprio a me?
Ora, tralasciando per un attimo il discorso sulle aspettative — che meriterebbe uno spazio a sé — la
riflessione su cui voglio portarvi è più semplice.
Perché proprio questa domanda? Perché non un’altra?
Perché diamo per scontato che il problema sia il fatto di averci creduto troppo… o magari troppo poco?
Perché non proviamo a farci una domanda diversa, forse più profonda, forse anche più scomoda:
perché proprio ora? Perché non prima?
Sempre più mi convinco che la possibilità più preziosa che ci è stata data su questo piano della realtà
sia una sola: la possibilità di decidere.
Sentite quanto è potente questa parola: DECIDERE.
Io decido, e quando decido ho fatto la mia scelta.
Ecco un’altra parola altrettanto potente: scegliere. Possiamo scegliere cosa mangiare, chi amare, chi
allontanare. Possiamo scegliere chi essere.
Sentite questo? È un velo di libertà.
Sì, un velo. Perché più vado avanti e più mi rendo conto che la nostra libertà di scelta è spesso velata,
coperta. A volte suggerita da vecchi schemi, dalla ripetizione di pattern appresi nelle esperienze
passate, dalla formazione che abbiamo ricevuto.
Oppure, se vogliamo guardarla con il naso all’insù, dalle influenze planetarie, dal nostro segno solare
che sembra orientarci verso certe tendenze invece che altre.
Insomma, qualunque sia la ragione — e forse una non esclude l’altra — se volessimo davvero togliere
il velo alle nostre scelte dovremmo osservare tutto di noi, comprenderci e conoscerci in ogni aspetto
della nostra vita: fisica, psicologica, spirituale.
Ma diciamolo sinceramente: quanto è difficile ricordarselo?
Soprattutto quando torniamo a chiederci: perché proprio a me?
Ecco allora che, quando mi succede, ho iniziato a cambiare la domanda. Perché mi sono resa conto
che chiedermi “perché a me?” significa, in fondo, attribuirmi una colpa che né in profondità né in
superficie mi appartiene davvero.
Allora provo a chiedermi: perché proprio ora?
Perché, a meno che non siamo fatalisti, sappiamo che ciò che ha scatenato quella domanda è arrivato
nel momento esatto in cui doveva arrivare.
E quando lo comprendiamo, guardando a ritroso possiamo accorgerci di qualcosa di sorprendente.
Proprio nei momenti in cui ci siamo chiesti “perché a me?” stavamo soffrendo, sì. Ma stavamo anche
vedendo con più verità.
Ci siamo feriti, ma allo stesso tempo abbiamo temperato un altro aspetto del nostro carattere.
Abbiamo fatto un passo avanti. Abbiamo scritto qualcosa di nuovo nel diario delle nostre esperienze.
E forse proprio in quei momenti la nostra anima ci ha mostrato — senza veli — qualcosa che prima
non riuscivamo a vedere.
Qualcosa di noi.
Se ti capita ancora di chiederti “perché proprio a me?”, prova a cambiare domanda.
Perché proprio ora?
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