Riflessioni e approfondimenti

In questo spazio condividiamo ispirazioni, approfondimenti sulla spiritualità, sul mondo esoterico ed evolutivo


I piani del sognare

I piani paralleli

Alzarsi la mattina, lavarsi, mangiare, vestirsi, sorridere al gatto, ai figli, al vicino, al cameriere, andare al lavoro, produrre, mangiare, rilassarsi, produrre ancora, sfogarsi in palestra, tornare a casa, la doccia, la cena, sorridere, la televisione, la notte

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Evoluzione: la strada che ha un cuore

La via secca e la via umida. Sognatori e cacciatori a confronto

Cari ricercatori e ricercatrici,
sovente mi sovvengono intuizioni che spesso lascio lì, nel limbo delle possibilità di correlazioni tra
tradizioni e, soprattutto, tra significati.
Ho deciso, il 15 aprile — in concomitanza con un allineamento significativo di pianeti in Ariete
(Luna, Mercurio, Marte, Sole, Nettuno e Saturno) — di iniziare ad appuntare queste intuizioni e
condividerle con voi.
Un po’ come appunti, un po’ per vedere se trovano poi conferma nello studio.
Preciso e ribadisco che si tratta di intuizioni e, come tali, vanno prese.
Il discorso qui si limiterà quindi a una trattazione generica e sommaria, come input per chi voglia
aiutarmi ad approfondire queste ricerche con me.
E già qui si aprirebbe un punto importante: sia la tradizione alchemica sia quella tolteca — come
emerge negli insegnamenti trasmessi da Carlos Castaneda — non si fermano a una comprensione
puramente intellettuale, ma insistono su una pratica e una sperimentazione diretta, affinché ciò di
cui si parla venga realmente vissuto.
Secondo l’antica scienza alchemica, l’iniziato ha due vie per arrivare a comprendere la realtà in cui
è immerso e per intraprendere la strada della “purificazione”: quella della via ignea (o secca) e
quella della via umida.
In alcune tradizioni queste vengono anche indicate come mano di destra e mano di sinistra, a
seconda del contesto di riferimento.
Restando, come detto, in una trattazione sommaria di questi aspetti, riporto in parte ciò che è
l’ampio contenuto che si può trovare in antichi e moderni libri alchemici.
La prima via, quella secca, è di tipo operativo: l’iniziato agisce attraverso un fuoco ardente che
lavora sul mercurio, in combinazione con lo zolfo, dando luogo a un processo rapido e intenso di
trasformazione.
È una via diretta, non priva di rischi, che opera per rottura e per atto di volontà, conducendo —
secondo alcune letture — a una modificazione immediata della percezione e all’apertura di soglie
più sottili dell’esperienza.
La seconda via, quella umida, si presenta invece come un percorso più lento e progressivo.
L’iniziato non opera per rottura, ma per dissoluzione: lavora sul mercurio attraverso processi
continui di scioglimento e ricomposizione, in cui ciò che è fisso viene reso fluido per poter essere
trasformato.
È una via che richiede tempo, pazienza e capacità di attraversare fasi intermedie, spesso indistinte,
in cui le forme sembrano perdersi prima di riorganizzarsi su un nuovo livello.
A differenza della via secca, non agisce con un fuoco violento, ma con un principio più sottile,
assimilabile all’acqua: una forza che penetra, avvolge e trasforma senza forzare.
Ma guardiamo ora dall’altra parte dell’oceano e approdiamo alla tradizione tolteca.
Qui ciò che Don Juan Matus precisa subito a Carlos Castaneda è che il mondo in cui viviamo può essere percepito sia dal lato destro che dal lato sinistro; ovvero sia nello stato ordinario, sia in quello
stato di “vedere”, o meglio di sogno — ciò che, con i nostri termini, potremmo avvicinare, con
cautela, a quella che chiamiamo chiaroveggenza.
Ora so che tutto questo, detto in questi termini, può creare confusione e fraintendimenti; ma, amici,
qui è difficile riassumere tutto. Concedetemi per buono questo concetto come sintesi, per arrivare
più direttamente al punto.
Gli antichi veggenti, coloro che avevano sviluppato queste tecniche, utilizzavano il lato sinistro,
cioè quello del sogno, per poter accumulare potere (intendiamo qui questo termine come energia
personale), finendo però per rimanere incastrati in quelle modalità percettive.
I nuovi veggenti, invece, compresero che fosse fondamentale imparare a spostare il punto di unione
(ovvero quel punto in cui si fissa la percezione e che determina ciò che per noi è reale, descritto
come un punto luminoso nel bozzolo di ognuno), riuscendo a muoversi verso il lato sinistro senza
perdere il contatto con questa realtà.
Ora qui arriviamo alla mia intuizione, e devo quasi sudare freddo per riuscire a chiarire bene,
dapprima dentro di me, ciò che voglio illustrarvi; perché, proprio come accennavo all’inizio, deriva
più dal risultato di una pratica che da una comprensione puramente intellettuale.
Mi viene da dedurre che il cacciatore descritto negli insegnamenti riportati da Carlos Castaneda —
attraverso Don Juan Matus — possa essere in qualche modo associabile alla via della mano destra,
o via secca. Questo perché, quando il punto di unione si fissa sul lato sinistro dopo pratiche ardue,
l’impatto può risultare quasi scioccante, richiedendo una forza, una disciplina e una capacità di
controllo tipiche di un approccio più diretto e “igneo”.
Mentre la via umida mi appare più vicina a quella del sognatore, in quanto, attraverso uno stato che
il corpo stesso impara progressivamente a richiamare — legato al silenzio interno — permette di
vedere oltre le proprie soglie in modo più graduale, con una minore frizione e, forse, anche con
meno paura.
A conclusione di ciò, ritengo di condividere con molte correnti alchemiche l’idea che il giusto
equilibrio risieda nella combinazione delle due vie, e con la tradizione tolteca la necessità di
presentarsi di fronte all’ignoto padroneggiando entrambi gli aspetti.
Forse, più che scegliere una via, si tratta di imparare a percorrerle entrambe, senza rimanere
intrappolati in nessuna.
Se volete saperne di più, o condividere il vostro punto di vista, parliamone insieme.

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Karma e Dharma

ALT!
No, non sono l’ennesima scrittrice che analizza l’origine delle parole, il loro significato profondo,
chi ne parlava, dove e quando, o che ti suggerisce di leggere un libro piuttosto che un altro.
Sono qui, piuttosto, per portarti un po’ della mia esperienza e offrirti un punto di vista diverso:
Fermati.
Sì, proprio così: fermati, respira e prova a guardare cos’è il Karma.
Senti davvero di poterlo comprendere?
Ragionaci un attimo.
Se volessi capire come funziona l’elettricità e non fossi un elettricista, quante ricerche dovresti fare?
Quante prove dovresti sperimentare prima di non far esplodere una lampadina?
Oppure puoi fare qualcosa di molto più semplice: osservare la luce.
Puoi chiederti se è fredda o calda, ragionare sulla sua funzione, capire quando è utile e quando non
lo è.
Ad esempio: se volessi ammirare il cielo al centro di una città, oltre alla luna e a poche stelle
luminose riusciresti a vedere ben poco.
Se invece salissi sul Gran Sasso, dove c’è solo la luce naturale, potresti addirittura vedere la Via
Lattea.
Ecco, facciamo lo stesso con il Karma.
Osserviamo.
Mettiamo per un momento da parte i libri e, prima di cercare di capire quale sia il nostro karma,
guardiamo la nostra vita.
Chi siamo.
Dove siamo nati.
Chi sono le persone che abbiamo accanto.
Guardiamo il nostro tema natale, o utilizziamo altri strumenti che possono aiutarci, osserviamo cosa
ci appassiona e cosa ci fa arrabbiare.
Partiamo da quella porzione di mondo che conosciamo.
Osserviamo cosa ci piace esattamente così com’è — ma deve piacerci davvero, non perché è la
nostra gabbia dorata — e guardiamo cosa invece vorremmo fosse diverso.
A un certo punto succede qualcosa.

Un trigger:

Noterai che nella tua storia — e non solo nella tua, ma anche in quella della tua famiglia, del tuo
lavoro, del tuo gruppo di amici o in qualsiasi contesto tu viva — un tema tende a ripetersi.
Guardate ad esempio il mio: la comunicazione.
Tornava continuamente.
Mi sentivo ferita proprio lì: nel non sentirmi compresa, nel non sentirmi accettata, nella difficoltà di
esprimermi.
Così, a un certo punto, ho deciso di fare qualcosa di diverso.
Ho iniziato a compiere azioni che potessero ribaltare quella sensazione, anche a costo di sentirmi
giudicata.
Forse non è karma, forse è educazione ricevuta.
Oppure lo è nel suo insieme per portarmi a comprendere qualcosa.
In fondo poco importa.
Quello che importa è che mi sono mossa per trasformare quella ferita.
Così ho iniziato ad esprimermi con la voce.
Con il canto.
Ed è stato lì che ho iniziato a intravedere qualcosa di diverso.
Perché mentre il Karma mi mostrava la ferita nella comunicazione, il Dharma iniziava a
mostrarmi la direzione per trasformarla.
E come un sipario che si apre sul mondo ho iniziato a comprendere molto meglio l’assetto che
avevo intorno.
Ora certo ho altri aspetti da osservare.
È un lavoro continuo e incessante.
Soprattutto perché, quando parliamo di questi temi, dovremmo tener presente anche delle vite
passate, dell’albero genealogico e di molto altro.
Ma intanto, se posso suggerirti qualcosa con cuore aperto, inizia osservando il tuo micro-mondo.
Perché quella è la porta d’accesso al tuo universo interiore.
L’avevi mai vista sotto questo punto di vista?

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La Triade: Carnefice, Vittima e Salvatore

Amici ricercatori e ricercatrici, eccoci davanti a una nuova — e forse poco romantica — riflessione.L’intento di questi articoli resta, oltre alla condivisione di studi, quello di portare pratiche concretenel quotidiano. Mi ispira profondamente l’immagine della Sacra Rosa descritta da Dante Alighieri:una visione in cui ogni anima, pur nella sua unicità, trova il proprio posto in un’armonia perfetta.E forse è proprio questo il punto: non è l’essere identici a creare equilibrio, ma il riconoscersi partedi un disegno più ampio, in cui anche l’individualità contribuisce all’ordine del tutto.Per rendere tutto questo vivo, dobbiamo entrare nella dimensione concreta della vita quotidiana,nelle dinamiche reali che ci troviamo ad attraversare.Affrontiamo oggi il conflitto da una prospettiva leggermente diversa. Non il solito punto di vistadello “specchio” — che resta un assunto del nostro percorso — ma osservando lo strumento stessodella dinamica.Fateci caso: ogni volta che entriamo in conflitto con qualcuno, emergono tre ruoli ben distinti:-  Il carnefice: colui che ha causato il conflitto-  La vittima: colui che subisce l’effetto della causa-  Il salvatore: una presenza più sottile, spesso meno evidente, che interviene per riequilibrareo “risolvere” la situazione

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Perché proprio a me

Quante volte ci buttiamo a capofitto nel lavoro, nelle relazioni o nei progetti con tutta la nostra partecreativa e romantica… per poi ritirarci quando le cose non vanno come ci aspettavamo, chiedendoci:perché proprio a me?Ora, tralasciando per un attimo il discorso sulle aspettative — che meriterebbe uno spazio a sé — lariflessione su cui voglio portarvi è più semplice.Perché proprio questa domanda? Perché non un’altra?Perché diamo per scontato che il problema sia il fatto di averci creduto troppo… o magari troppo poco?Perché non proviamo a farci una domanda diversa, forse più profonda, forse anche più scomoda:perché proprio ora? Perché non prima?

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Donne oggi

La Donna di Potere

LA DONNA DI POTEREMi è stato chiesto di scrivere un articolo su cosa significa oggi essere una Donna di Potere. Lo trovo un tema estremamente delicato da trattare in un momento storico retto dalla confusione. Siamo come avvolti da una nebbia che offusca l' ascolto della consapevolezza.Il concetto in sé mi è molto chiaro.  Per ciò che sento intrinsecamente, ogni donna, in quanto tale, è una donna di potere poiché è la diretta via di accesso all' infinito. E' un canale aperto che fluisce ininterrottamente. Ma proprio per questa immensa natura, la ripercussione nella vita terrena è spesso devastante perché la si subisce anziché coincidere con essa e viverla. Veniamo educate da piccole a dover ottenere competenze ed obiettivi che riguardano il maschile (e con questo non intendo necessariamente le prerogative dell' uomo); la realizzazione nella materia, il conosciuto, il tangibile.  Appena cerchiamo di uscire fuori da questi schemi diventiamo agli occhi degli altri ( e spesso anche ai nostri) inadeguate, sognatrici, frivole e se riusciamo a sentire che qualcosa non va con queste attribuzioni, troveremo necessariamente dei compagni che arriveranno a darci delle pazze, delle fuori di testa.  Appunto! Fuori dalla testa! Perché il nostro terreno è quello dell'intuito, della percezione, è quello dell'ascolto di voci ancestrali che sussurrano e non confermano.Generalmente reagiamo o rimpicciolendoci anche fino ad annullarci, o magari aggredendo o canalizziamo tutto questo potere sulla seduzione, sull'affermazione, sul Diritto  di venire riconosciute...senza comprendere che stiamo facendo esattamente lo stesso gioco delle forze che ci vogliono spente, deboli, depauperate. Il riflettore del giudizio è sempre puntato su di noi e spesso ce lo puntiamo da sole in continui sabotaggi della nostra natura.Ma c'è uno spiraglio. C'è un varco; queste sfide ci forgiano finché siamo pronte ad accogliere il momento in cui questo potere si presenta in maniera implacabile. Arriva quando ti sembra di aver perso tutto, quando il tuo cuore è un mucchietto di frammenti e fai fatica a mettere in fila un respiro dietro l'altro.Lì ti attende una guardiana della soglia. Lo sai. Lo sai perfettamente in quell'istante. È nitida la consapevolezza che, o ti annienterà per sempre , o ti consegnerà le chiavi del tuo varco. E da quel giorno sarai intrisa di potere.Non sei più una donna, non sei più un essere umano.  Sei l' infinito che riverbera in tutte le modalità del tempo.Un respiro ed un abbraccioLamina 

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